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Mi son sempre domandata che
effetto faccia cambiare completamente colore di capelli.
Lo so che la personalità non
dovrebbe dipendere dall’aspetto fisico ma volevo provare ad essere mora
per una volta. Quindi mi son procurata una tintura, di quelle temporanee,
e mi son fatta i capelli neri, corvini.
Questo sconvolgimento
estetico non ha, inizialmente, avuto altro effetto che una serie di
complimenti veri e sentiti ed un’altra serie di complimenti più
“diplomatici”. Però mi piaceva il mio viso riflesso nello specchio, la
pelle abbronzata mi pareva valorizzata dai capelli neri… se non fosse per
quel ciuffetto biondo la sotto… Ma non me la sentivo di tingermi anche lì!
Finalmente è tornato il
sole!
Dopo giorni di pioggia
l’estate pareva terminata, invece ecco nuovamente il sole. Il suo calore
risveglia i miei sensi ma sono sola in casa da giorni, non mi resta che
aspettare il rientro del mio uomo per scaricargli addosso tutta la
passione di questa donna che si guarda allo specchio e vede nello sguardo
riflesso una passione insoddisfatta.
Mi devo distrarre, meglio un
buon libro mentre mi godo questo sole sul terrazzo.
Mi spoglio e cerco un
costume nell’armadio, voglio qualcosa che non lasci il segno sulla
schiena… vediamo…
-
E chi cavolo è adesso? – mi
domando ad alta voce mentre squilla il telefono.
-
Sì?- rispondo e domando allo
stesso tempo
-
Il premio femmina? – domanda
una voce maschile dall’altra parte.
Il ventre mi si contrae
mentre una serie di sensazioni contrastanti invadono il mio corpo.
-
Ero io, sì. – rispondo con la
voce che tradisce una forte emozione – Ma ora il gioco di una notte, ora
non lo è più! – aggiungo troppo in fretta
-
Ho voglia di te, della femmina
che ho avuto quella sera… - Afferma la voce
Un doloroso senso di vuoto
al ventre mi fa sussurrare:
-
Te l’ho detto… era solo il
gioco di una serata, non sono disponibile ad altri giochi. – ma cosa dico?
-
Cosa può convincerti a giocare
ancora?
-
Nulla!
-
Tu hai voglia di giocare
ancora, lo sento nella tua voce… non puoi nasconderlo!- afferma lui
Ma come fa a leggermi dentro
al telefono, mi domando.
Ha ragione, ho voglia ma non
di giocare con lui o con qualunque altro uomo che non sia il mio, voglio
lui adesso, qui… ma non c’è!
-
Ti propongo un gioco…- dice la
voce
-
Quale? – mi scopro a
rispondere ed immediatamente mi maledico.
-
Diventa un’altra donna! –
propone lui
-
Cosa intendi?
-
Truccati diversamente, indossa
qualcosa che non metti mai, scegli quei gioielli che hai lasciato in fondo
al cassetto… esci e vai a cercare un abito che non è nel tuo stile.
Inventati un nome, un lavoro, una storia che non è la tua… tingiti i
capelli.
L’ultima frase mi fa
sobbalzare, e forse lui lo percepisce al telefono perché aggiunge:
-
Poi lasciati corteggiare…
Qualcosa in questa proposta
mi sta eccitando e sento che sto per entrare nel gioco. Cerco una difesa
estrema affermando:
-
Potrei diventare una donna che
non ti piace!
-
Non credo… la femmina che è in
te riuscirebbe a sconvolgere qualsiasi uomo… sempre!
-
Come fai ad esserne certo?
-
Diventa quello che vuoi: una
moglie infedele...
-
Questo lo sono già! – lo
sovrasto
-
Una single disinibita, una
donna in carriera, una giovane studentessa, una santa o una puttana, una
vergine o una ninfomane… quello che vuoi potrai essere con me!
-
Se divento puttana non ti
conviene, dovrai pagarmi! – cerco di smorzare il tono della telefonata.
-
Quello che vuoi tu, io starò
al gioco.
Rimango in silenzio troppo a
lungo mentre mi sogno in tutte le parti che ha descritto.
-
Ti piacerà! – aggiunge
-
Non ho detto di sì!
-
Ma lo stai pensando. – insiste
quella voce suadente.
Il tempo di prepararmi ed
esco di casa.
Ho indossato il tailleur
nero leggero che avevo piegato ed infilato in una scatola sopra l’armadio,
salgo in macchina ed inforco gli occhiali neri troppo grandi per il mio
viso che tenevo solo in caso di rottura dei miei preferiti. Non ho alcun
girello addosso. Sotto la giacca del tailleur i capezzoli sfregano sulla
stoffa rigida mentre mi piego per infilare la chiave d’avviamento. Le
scarpe senza tacco mi costringono ad una posizione del piede alla quale
non sono più abituata e questo mi ricorda che ora non sono più Laura.
Metto in moto e mi dirigo all’appuntamento.
È primo pomeriggio ed il
sole scalda, chiudo i finestrini ed accendo il clima mente mi specchio nel
retrovisore centrale per controllare la pettinatura. I capelli neri
contornano un volto irriconoscibile in quegli occhiali. Però l’eccitazione
che ho dentro è sempre la stessa che mi ha guidato in tutte le mie follie.
Lui non mi riconosce, colgo
dal suo modo di fissarmi l’indecisione che prova quindi mi avvicino a lui.
-
Lau… - inizia lui
-
Non sono lei, sono Silvia
oggi.
Lui arretra di un passo e mi
esamina, poi inghiottendo la saliva:
-
Stai benissimo con i capelli
neri…
-
Silvia è mora! – gli faccio
notare.
Ho scelto questo nome in
onore della mia amica conosciuta in ferie, lei è mora e splendida!
-
Beviamo qualcosa?- domanda
Accetto e lo seguo dopo aver
infilato il braccio sotto il suo. Ancheggio anche senza tacchi, mentre
inizio a respirare il suo profumo di maschio.
-
Allora, Silvia, cosa fai nella
vita? – domanda lui nel tentativo di entrare nel gioco.
-
Silvia è venuta per farsi
scopare! – ammetto, forse a voce un po’ troppo alta.
Mentre alcuni avventori si
voltano verso di noi lui rimane in silenzio allibito dalla mia franchezza.
Beviamo qualcosa poi mi
invita a casa sua, qui vicino sulla collina.
Mentre salgo sulla sua
macchina la giacca si apre mostrando in parte il seno nudo al di sotto,
lui mi fissa poi dolcemente mi slaccia l’unico bottone. La giacca si apre
in parte, rimane adagiata sul seno ma scopre completamente il resto. Lui è
tentato di toccare la mia pelle, ma poi decide di mettere in moto e parte
mentre mi rilasso sul sedile. Non parliamo molto durante il tragitto, è
troppo impegnato a sbirciarmi il seno.
-
Mi domando cosa hai sotto la
gonna… - attacca lui
Inspiro a fondo poi:
-
Quello che desideri!
Lui rimane senza parole, mi
accorgo che vorrebbe dire qualcosa ma non ci riesce.
Giunti a casa sua inizia un
tour di vista, mi conduce prima in giardino e mi parla della sua passione
per i fiori, quindi propone di visitare il resto della casa. Sta cercando
di portare avanti il gioco da lui stesso proposto, ma non ha ancora capito
che, per me, il gioco deve ancora iniziare e non è quello che immagina
lui.
-
Hai una bella piscina…
accuratamente nascosta tra gli alberi. – gli faccio notare.
-
Sì, è il mio rifugio estivo,
qui pare d’essere ovunque ma non in città
-
Bella davvero!
Mentre pronuncio l’ultima
frase mi levo la giacca del tailleur e la poso su di un tavolino, quindi
senza voltarmi sfilo le scarpe sollevando alternativamente le gambe. Gli
lancio un’occhiata e slaccio la gonna che cade ai miei piedi. Rimango
immobile dinanzi a lui con colo gli slip neri indosso ed attendo una sua
mossa che non viene, quindi mi levo anche le mutandine e le appoggio sulla
gonna.
-
Ti va un bagno? – gli domando
Senza attendere la sua
risposta mi dirigo verso la piscina, cammino lentamente mettendo un piede
dinanzi all’altro su di una riga immaginaria. So quale effetto ha sui miei
glutei questo passo e riesco ad immaginare dove sono puntati i suoi occhi.
Scendo nell’acqua dalla
scaletta, molto lentamente. Laura si sarebbe tuffata ma Silvia entra in
questo modo.
L’acqua mi arriva al seno, è
una sensazione piacevole dopo essere stata costretta dentro quel tailleur
troppo pesante per la stagione. Non vedo lui, lo cerco intorno alla
piscina ma è sparito.
Ritorna dopo qualche istante
con una bottiglia dentro ad un secchiello di ghiaccio e due bicchieri che
deposita sul bordo. Ha indossato un accappatoio molto sobrio e sicuramente
costoso.
-
Vuoi un po’ di vino? – mi
domanda mentre sta versando il liquido paglierino.
-
È di altra natura il liquido
che voglio dentro! – rispondo già eccitata dall’idea di cosa sta per
capitarmi.
Lui mi fissa tanto a lungo
che il vino inizia a sbordare dal bicchiere, poi conviene:
-
Sei davvero unica!
-
Credi?
-
Sì, sei bella e sensuale e sai
cosa vuol dire essere Femmina!
-
Queste sono solo parole…- lo
stuzzico
-
Bevi con me, poi queste parole
ti si riverseranno addosso.
Mi porge un calice colmo che
accetto anche se ne temo l’effetto a stomaco vuoto.
-
Vieni dentro di me!
Lo invito dopo aver riposto
il bicchiere vuoto sul bordo. Il doppio senso di questa frase mi rivolta
l’utero. Sto quasi delirando dalla voglia di averlo dentro di me e lui è
già eccitato. Noto un grazioso rigonfiamento sotto l’accappatoio e mi
diverte l’idea di averlo generato semplicemente con le mie parole ed il
mio corpo nudo nell’acqua. Non ho ancora sentito le sue mani addosso, non
l’ho nemmeno sfiorato ma è giù eccitato. Mi vuole ed io voglio lui ora, la
mente non pensa ad altro che all’amplesso, alla sua carne che spinge e mi
apre sino a riempirmi il vuoto che sento dentro.
Lui si siede sul bordo e
lascia affondare le gambe nell’acqua, mi guarda come se non avesse mai
visto una donna prima e questo, lo ammetto, mi gratifica enormemente.
Mi avvicino a lui, sciolgo
l’accappatoio e mi ritrovo il suo sesso all’altezza del viso, senza
attendere lo prendo tra le labbra e succhio mentre lo ingoio. Lui freme e
mi accarezza la testa, infila una mano tra i capelli e mi preme contro il
bacino costringendomi ad ingoiarlo sino in gola. Mi piace questa prova di
forza, mi eccita essere forzata in certi momenti, ma il gioco deve durare
poco, molto poco. Amo avere il controllo della situazione. Lui pare
leggermi nel cervello e rilascia subito la presa.
Mi piace quest’uomo, mi
attrae la comprensione che dimostra nei miei confronti.
Passo lentamente la lingua
sul glande e mi godo i suoi mugolii soddisfatti.
-
Vieni fuori… - mi invita ad
uscire dall’acqua
-
Ti voglio! – sussurro
Mi volto verso la scaletta e
risalgo, lui mi offre la mano e mi accompagna verso un materassino.
-
Stenditi! – mi prega
-
No, stenditi tu. – rispondo.
Lui mi fissa negli occhi
mentre si siede, ma invece di stendersi mi afferra i glutei e mi trattiene
mentre infila la faccia tra le mie gambe. La sua lingua trova subito il
clitoride, s’insinua tra le morbide labbra e mi strappa un gemito.
-
No, ti voglio dentro… adesso!
– confesso mentre mi ritraggo
Lui si stende e tiene, con
una mano, il membro in posizione verticale.
Mi posiziono su di lui, non
appoggio le ginocchia a terra ma scendo con le gambe arcuate. Il suo sesso
si fa largo in me, scivola dentro e mi sazia. Lo sento colmare quel vuoto
doloroso che mi attanaglia da giorni, il mio ventre si apre per lui poi si
stringe intorno alla sua carne. Rimango immobile a gustarmi questa
sensazione e le sue delicate spinte, poi mi inginocchio ed inizio a
muovermi. Lo sento scivolare troppo facilmente al mio interno, sono troppo
lubrificata e dilatata. Le sensazioni sono deboli ma è quello che ci vuole
per ora. Non intendo godere subito, non voglio che il piacere sovrasti
questa sensazione d’appagamento che provo. So che tra poco inizierò a
desiderare il piacere e che farò di tutto per godere, la mente avrà un
unico scopo e non mi consentirà di apprezzare a fondo questa meravigliosa
sensazione che mi restituisce il mio corpo pieno della carne di un uomo.
Lui mi accarezza, prima
dolcemente poi sempre più sensualmente. Le sue mani sono ovunque, con gli
occhi chiusi non riesco a capire dove andranno ad appoggiarsi e me le godo
sin che non mi sfiora i capezzoli. Allora un fremito di piacere scorre
lungo il mio corpo, si trasmette ovunque e si riversa nella vagina.
Inizio a salire e scendere
su di lui, mi godo delle lunge ed intense penetrazioni. Cambiamo posizione
e mi volto in modo sentirlo premere con forza dentro di me.
Godo, salgo e scendo su di
lui senza sosta. Quando calo cerco di farlo entrare tutto in me, lo voglio
sentire, lo voglio sin dentro l’anima se possibile.
-
Vieni sopra di me! – lo prego
ad un certo punto.
Lui pare che non aspettasse
altro.
Mi stendo e lui è
immediatamente tra le mie gambe divaricate, mi penetra con forza ed inizia
a sbattermi. Mi piace sentirlo ansimare sopra di me, mi piacciono le sue
spinge vigorose. Sollevo il bacino e spingo verso il basso il pube, così
lo sento meglio.
-
Così… così… non ti resisto! –
rantola lui
So che come lo sento meglio
io tanto lui è più stimolato da me.
-
Sto per venire… non ti fermare
ora! – lo supplico
Lui mantiene il ritmo
nonostante il respiro, sempre più veloce, mi lascia intendere che è al
limite.
Lo guardo, è paonazzo in
volto ma non molla.
Lui mi restituisce lo
sguardo ed i miei occhi colmi di piacere sono troppo.
Lo sento gemere e colgo una
lunga pulsione lungo l’asta del suo membro, qualcosa d’umido m’invade il
ventre. Lui rallenta ma non si ferma.
Ancora una spinta, mi
penetra a fondo e risento quella dolce scossa seguita dall’eiaculazione.
Mi sta schizzando dentro…
Il mio orgasmo parte in quel
preciso istante.
Inarco la schiena e urlo,
poi lascio che l’istinto faccia il resto.
È tardo pomeriggio quando
lui mi riaccompagna al posteggio dove ho lasciato l’auto. Ho ancora il
ventre pieno del suo seme e non riesco a sostenere alcuna discussione. Lui
ogni tanto mi guarda, sembra deciso a dire qualcosa poi tace.
Mentre scendo dalla sua auto
lui mi domanda:
-
Ti rivedrò ancora?
-
Silvia muore oggi.
-
E Laura?
-
Laura non è Silvia!
Rispondo mentre mi dirigo
verso l’auto.
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