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racconti incesto : racconti porno - Fratello e sorella
Posted by Anonymous on 2009/5/4 16:41:17 (5508 reads)

Anche Marina stava provando dolere e piacere insieme, le pareti interne della fica prosciugate dai propri umori, parevano essere diventate di carta vetrata ed il cazzo del fratello una raspa che la stava alesando la vagina.

Ben presto il bagno fu invaso da una nebbia di caldo vapore. Le pareti di ceramica gocciolavano quasi sudassero in conseguenza di chissà quale immane fatica.
Fu proprio tra i fumi prodotti dalla doccia, che emerse ad un certo punto la voce di Marina.
- Andrea sei ancora qui? Fai in fretta perché vorrei farmi anch'io la doccia. Mi devo cambiare ed andare via. -
La sorella indossava solo un baby-doll di tulle verde, semitrasparente. Era possibile intravedere nella sua completezza: il suo splendido seno abbondante, le larghe aureole marroni dei capezzoli; le curve sinuose dei fianchi; il ventre piatto con al centro l'ombelico; la corta peluria nera ed irsuta del pube; la forma slanciata delle sue due stupende gambe affusolate.
La risposta di Andrea a quella visione non si fece aspettare. Preceduto da un pesante ansimare, le fu presto alle spalle e le sue mani piombarono sui seni, per accarezzarli, stringerli, strizzarli.
Marina percepì chiaramente il pene eretto del fratello contro la sua schiena e il calore, che il sesso eccitato del fratello emanava, pervase il suo corpo. Le girava la testa, anche ad Andrea girava la testa.
Allorché si voltò, vide solo due poderosi pettorali, estremamente vicini alla sua faccia.
La nebbia di vapore, il modo improvviso di comparire, li fece sembrare gli occhi di una creatura della notte. S'alzavano e s'abbassavano ritmicamente, in conseguenza di quel tormentoso respirare.
Senza scarpe con i tacchi, la differenza di statura tra i due era rilevante.
Marina si sentì trasalire, scossa dalle sensazioni delle mani sul seno, del contatto con il pene caldo e duro, dall'odore che il petto del fratello emanava. Odore di maschio. I ferormoni le entravano nelle narici per scendere fino al suo sesso, facendoglielo pulsare ed aprire, come fosse un fiore ai primi raggi di sole dell'alba.
Le mani che sino ad un attimo prima le stringevano i seni, ora erano scese su i suoi glutei.
Caldo ed umido era giunto il contatto di labbra sul collo; seguito dal rigido stringere dei denti, dediti a piccoli morsi.
Nel mentre, sul ventre, le premeva un'asta di carne dura e calda all'inverosimile.
Il corpo di Marina reagì istantaneo a tutti quei stimoli, Andrea poteva percepire il ruvido da pelle d'oca della sorella, il respiro spezzato dai singulti dell'eccitazione, l'odore degli umori che dal sesso saliva ora alle sue narici.
La sollevò di peso, fino a portarla sullo stipite della porta e, sempre tenendola sollevata da terra, fece scivolare le mani da dietro i glutei fino alle labbra della vagina, gli anulari allargarono di quel tanto le labbra, quindi, con un colpo deciso, le infilò il cazzo fino alle palle.
Marina trasalì, mai aveva percepito in sé un sesso maschile tanto duro, i suoi tessuti interni lo percepivano come un tronco nodoso, le vene sembravano il prodotto di un'intarsiatura, degli altorilievi prodotti da mano umana e non dalla natura.
Poteva percepire, attraverso il torace del fratello, il ritmo che il cuore di questi aveva preso; passato dalle lente pulsazioni d'atleta, a quello ossessivo dell'eccitazione. Il crocefisso della collana saltava letteralmente spinto dai battiti del cuore.
Andrea non era cosciente di dov'era, cosa stesse facendo, con chi fosse. Le pareti della stanza stavano roteando veloci intorno a lui, nel cervello il palpitare veloce del cuore a soffocare ogni altro rumore, fisicamente la sensazione di essere al limite di un infarto.
Marina, gli occhi fissi su quel crocefisso, sconquassata dal piacere e dal rimorso di provarlo. Avrebbe dovuto provare schifo, odiare il fratello che le stava facendo questo, reagire, urlare... invece fremeva e assaporava quegli attimi, come solo un assetato può fare con dell'acqua che finalmente plachi la sua arsura. Quanto deserto aveva percorso in quei mesi perché la sua sete fosse così grande!
Era oggetto di violenza, di affondi pesanti ed ossessivi, letteralmente sbattuta contro quello stipite della porta del bagno, il respiro del fratello come un grugnito. Tutto quello doveva essere brutto... brutto e sporco... invece lei lo stava vivendo come il più bel momento della sua vita.
Andrea stantuffò in lei finché le forze non lo abbandonarono, come un automa, in maniera meccanica. La testa svuotata da ogni pensiero e il suo cazzo a gestire finalmente in maniera autonoma il corpo., a fargli compiere quello che da molto tempo, troppo per i suoi desideri, quel cervello gli aveva impedito di fare, erigendo un muro di moralità che ora era crollato.
La stanchezza cominciò infine ad avere la meglio su di lui e, non riuscendo più a reggere il peso della sorella, cominciò a scivolare lentamente verso il pavimento.
Era venuto parecchie volte e il cuore dentro la cassa toracica gli sembrava esplodere, ma il suo pene non ne voleva sapere di allentare la presa; era sempre duro come un trave ed il cervello, ormai sconfitto, non riusciva più a prendere il controllo del corpo per accennare una reazione.
Ormai a terra esanime, ma con il cazzo ancora granitico, si trasformò da violentatore in violentato, perché sua sorella, in preda ad uno stato di eccitazione incontrollato, l'aveva cominciato a scopare con furia.
Aveva gradualmente sentito allentare la vigoria delle mani su di lei e il suo peso sopraffare i muscoli del fratello. Non c'erano più scuse nel subire quell'atto proditorio, se voleva poteva fuggire, gridare, in qualche modo reagire... invece i suoi fianchi cominciarono a muoversi, senza che lei lo avesse chiesto. Inizialmente lentamente, poi, quasi per stizzita reazione a quel corpo esanime che ormai aveva come una reazione il proprio stato di erezione, sempre più veloce.
Gli orgasmi a turno dei due si susseguirono furiosi ed intensi. Il respiro pesante di lui attraverso il setto nasale rotto lo faceva sembrare una locomotiva, mentre i gemiti di lei raggiungevano toni così acuti da sembrare degli squittii di un delfino.
Marina era ormai aggrappata alle spalle del fratello la cui testa, nei sussulti, sbatteva a volte violentemente sul pavimento.
La cosa incredibile era che nessuno dei due in realtà aveva percezione cosciente di quanto stava accadendo. Gli occhi fissi, vitrei nel vuoto.
Andrea ormai era stravolto più dal dolore che dalla fatica. Gli pareva che il cazzo stesse andando in fiamme, arrossato dalla sfregamento con i tessuti avuto precedentemente, caldo all'inverosimile.
Era ormai privo di lubrificazione da troppo tempo, per l'incapacità dei tessuti della sorella di produrre muco in quantità sufficiente per un rapporto così prolungato ed intenso.
In preda alla furia di sua sorella, ormai sentiva gli orgasmi arrivare sotto forma di puro dolore: delle fitte intense alle gonadi; le quali, ormai spremute in tutto e per tutto, non avevano più nulla da dare o secernere.
Anche Marina stava provando dolere e piacere insieme, le pareti interne della fica prosciugate dai propri umori, parevano essere diventate di carta vetrata ed il cazzo del fratello una raspa che la stava alesando la vagina.
Eppure entrambi stavano godendo come mai gli fosse accaduto prima.
Quando Andrea si riprese da quello stato d'invasamento, una profonda sensazione di frustrazione lo pervase, non gli era mai capitato prima di quei giorni di perdere sino a quel punto il controllo del proprio corpo e la cosa non gli piaceva. Se l'episodio con Sabrina l'aveva scosso, ora era letteralmente stravolto dal terrore di cosa si ritrovasse a compiere e di come poi non riuscisse a ricordarsi nulla.
Si staccò dalla sorella dandole un bacio sulla guancia... il cazzo ancora duro.
Lei non parlò, lo sguardo perso nel vuoto.
- Cos'avrà provato? -
Guardò il suo sesso, arrossato, sanguinante ed ancora in stato d'erezione.
- Lasciami in pace... non ne hai avuto abbastanza... quante bestialità dovrò ancora fare, perché tu mi possa lasciare in pace! -
Avrebbe dovuto parlare a sua sorella. Fece per tornare indietro. La vide lì, appoggiata con la schiena allo stipite, le gambe larghe, le braccia abbandonate lungo i fianchi e la faccia verso il pavimento.
Sentì il cuore strapparsi in due e sopraffatto dal dolore, preferì la fuga.

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